Sicurezza sul lavoro significa anche salute mentale
Quando pensiamo alla sicurezza sul lavoro, è facile immaginare immediatamente un casco, una protezione, una procedura o un'attrezzatura. Sono elementi fondamentali, ma la sicurezza non riguarda soltanto ciò che può essere visto.
Esiste anche una dimensione meno visibile del lavoro: quella dei rischi psicosociali.
Dal 19 al 24 ottobre 2026 si svolge la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, organizzata nell'ambito della campagna EU-OSHA 2026-2028 “Together for Mental Health at Work”. L'edizione 2026 pone particolare attenzione alla prevenzione dei rischi psicosociali e alla costruzione di ambienti di lavoro sani.
È un tema particolarmente interessante perché spesso pensiamo alla sicurezza come a qualcosa che riguarda esclusivamente il rischio di un incidente.
Ma anche il modo in cui il lavoro viene organizzato può avere conseguenze sul benessere delle persone.
Carichi di lavoro elevati, mancanza di autonomia, orari poco sostenibili, ruoli poco chiari, conflitti, scarsa comunicazione, isolamento o una continua disponibilità possono rappresentare elementi da osservare quando si parla di salute e sicurezza sul lavoro.
Non significa che ogni situazione di stress sia automaticamente un rischio grave.
E non significa nemmeno che il lavoro debba diventare un luogo completamente privo di pressione.
Un lavoro può essere impegnativo, richiedere responsabilità e comportare momenti di stress senza per questo essere necessariamente malsano.
La questione riguarda soprattutto la sostenibilità.
Quanto a lungo una persona può lavorare in quelle condizioni?
Quali risorse ha a disposizione?
Può chiedere aiuto?
Ha autonomia?
Le aspettative sono chiare?
Esiste la possibilità di recuperare?
Queste domande ci permettono di passare da una concezione della sicurezza esclusivamente legata all'assenza di incidenti a una visione più ampia del benessere lavorativo.
Anche l'INAIL considera lo stress lavoro-correlato all'interno dei rischi psicosociali e propone una metodologia per aiutare le organizzazioni a valutare e gestire questo rischio. Tra gli aspetti considerati rientrano elementi legati all'organizzazione, ai compiti, agli orari, al ruolo e alle relazioni professionali.
La prevenzione, quindi, non dovrebbe iniziare soltanto quando qualcuno manifesta una difficoltà.
Può iniziare molto prima.
Può iniziare da una riunione nella quale finalmente si parla di carichi di lavoro. Da un responsabile che chiarisce le priorità. Da una persona che può segnalare una difficoltà senza sentirsi immediatamente giudicata. Da un'organizzazione che osserva non soltanto quanto viene prodotto, ma anche in quali condizioni viene prodotto.
Questo è uno dei motivi per cui la psicologia del lavoro può avere un ruolo all'interno della sicurezza.
La salute psicologica non è separata dalla realtà organizzativa.
Una persona può avere ottime capacità individuali di gestione dello stress, ma trovarsi comunque in un ambiente nel quale le richieste sono costantemente superiori alle risorse disponibili.
Allo stesso modo, un'organizzazione può avere buone intenzioni ma non accorgersi che alcune modalità di lavoro stanno creando difficoltà.
Osservare significa anche raccogliere informazioni.
Significa ascoltare.
Significa distinguere ciò che riguarda il singolo individuo da ciò che riguarda il gruppo e l'organizzazione.
E significa evitare di utilizzare la parola “stress” come spiegazione di tutto.
A volte lo stress è un segnale individuale.
A volte è un segnale organizzativo.
Molto spesso è necessario guardare entrambe le dimensioni.
La Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro può quindi essere un'occasione per parlare di sicurezza anche attraverso una prospettiva diversa: non soltanto prevenire l'incidente, ma costruire condizioni che rendano il lavoro più sostenibile.
Questo riguarda anche chi lavora da casa.
Lo smart working ha modificato molti aspetti dell'organizzazione del lavoro e può offrire flessibilità, ma può anche rendere più difficile disconnettersi, delimitare gli orari e distinguere lo spazio personale da quello professionale.
La sicurezza, quindi, non finisce necessariamente quando usciamo da un luogo di lavoro fisico.
Continua anche nel modo in cui organizziamo il lavoro.
Per chi lavora e sente che alcune dinamiche professionali stanno diventando difficili da gestire, un colloquio psicologico online può rappresentare uno spazio di riflessione sul proprio rapporto con il lavoro.
Una psicologa online può accompagnare questo tipo di riflessione anche quando il tema riguarda stress, cambiamenti professionali, difficoltà relazionali o equilibrio tra vita e lavoro.
E per chi cerca una psicologa del lavoro a Torino, osservare il lavoro attraverso la prospettiva della persona e del contesto organizzativo permette di non ridurre il benessere a una semplice questione individuale.
La sicurezza sul lavoro comprende molte dimensioni.
Alcune sono molto visibili.
Altre lo sono decisamente meno.
E proprio per questo vale la pena continuare a parlarne.

