Essere stressati non deve diventare un'abitudine
Ci sono condizioni alle quali ci abituiamo senza accorgercene. Una casella e-mail sempre piena. Il telefono che continua a suonare. Una riunione dopo l'altra. Il pranzo mangiato velocemente. Il computer acceso anche dopo cena. La sensazione di avere sempre qualcosa da fare.
Dopo un po', tutto questo può smettere di sembrarci eccezionale.
Diventa semplicemente “il lavoro”.
Ed è proprio qui che può essere utile fermarsi.
Lo stress lavorativo non è necessariamente qualcosa di patologico. Una certa attivazione può accompagnarci quando affrontiamo una scadenza, un cambiamento o una situazione nuova. Può aiutarci a concentrarci e a mobilitare le energie necessarie per affrontare una richiesta.
La questione cambia quando essere sotto pressione diventa una condizione praticamente permanente.
Quando diciamo “sono stressato” ogni giorno.
Quando non ricordiamo più l'ultima volta in cui abbiamo avuto una giornata realmente tranquilla.
Quando anche il tempo libero viene utilizzato per recuperare il lavoro rimasto indietro.
Quando il corpo è a riposo ma la mente continua a lavorare.
Essere stressati non dovrebbe diventare un'abitudine.
L'INAIL considera lo stress lavoro-correlato all'interno dei rischi psicosociali e sottolinea come possa essere collegato a caratteristiche dell'organizzazione e del contesto lavorativo, tra cui carichi, orari, ruolo, autonomia e relazioni.
Questo è importante perché quando parliamo di stress tendiamo facilmente a spostare tutta la responsabilità sulla persona.
“Devo essere più organizzato.”
“Devo imparare a gestire lo stress.”
“Devo diventare più resistente.”
A volte lavorare sulle proprie strategie può essere utile. Ma non tutto può essere risolto individualmente.
Se una persona ha un carico di lavoro costantemente eccessivo, riceve richieste incompatibili, non dispone di autonomia o è continuamente reperibile, il problema non è necessariamente una sua incapacità di gestire lo stress.
Può esserci un problema nel modo in cui il lavoro è organizzato.
Questa distinzione è importante anche perché il rischio è quello di normalizzare condizioni che, proprio perché si ripetono, diventano invisibili.
Una giornata molto intensa può essere normale.
Una settimana intensa può essere normale.
Anche un periodo particolarmente impegnativo può esserlo.
Ma se la sensazione di pressione dura mesi e diventa il nostro livello abituale di funzionamento, forse vale la pena chiedersi che cosa stiamo dando per scontato.
Il corpo può iniziare a segnalarci che qualcosa non va attraverso stanchezza persistente, difficoltà a rilassarsi, alterazioni del sonno, irritabilità o difficoltà di concentrazione. Questi segnali, naturalmente, possono avere molte cause e non permettono da soli di formulare una diagnosi. Possono però rappresentare un'occasione per fermarsi e osservare la situazione.
Anche perché lo stress prolungato può avere conseguenze sul benessere generale.
E spesso il primo problema non è nemmeno accorgersi di stare male.
È accorgersi di esserci abituati.
Ci sono persone che considerano normale controllare le e-mail appena sveglie. Altre che si sentono in colpa quando prendono un giorno libero. Altre ancora che durante una vacanza continuano a pensare alle scadenze.
Non significa automaticamente che siano “stressate”.
Ma può essere utile chiedersi quanto il lavoro sia riuscito a entrare in spazi che prima appartenevano ad altro.
La psicologia del lavoro può aiutare proprio a osservare questa relazione tra persona e contesto. Non per insegnare a sopportare meglio qualsiasi condizione, ma per comprendere quali richieste stiamo affrontando, quali risorse abbiamo e quali aspetti dipendono da noi e quali dall'organizzazione.
La prevenzione dello stress lavoro-correlato, infatti, riguarda anche le organizzazioni.
Questo significa che parlare di stress non vuol dire semplicemente insegnare alla persona a “resistere”.
Significa anche interrogarsi sul contesto nel quale quella persona lavora.
Un'altra domanda utile può essere: “Se continuassi a lavorare esattamente così per altri due anni, come mi sentirei?”
Non è una previsione.
È un modo per osservare la sostenibilità di una situazione.
Perché a volte siamo così concentrati sulla prossima scadenza che smettiamo di chiederci se il modo in cui stiamo lavorando sia sostenibile nel tempo.
Anche chi lavora in autonomia può trovarsi in questa situazione. La libertà organizzativa può essere positiva, ma può anche rendere più difficile stabilire un limite. Se non esiste un orario preciso in cui “finisce il lavoro”, è possibile continuare a lavorare fino a quando le energie lo permettono.
Per chi sente che il lavoro sta occupando troppo spazio, un colloquio psicologico online può offrire un momento per mettere ordine e comprendere meglio ciò che sta succedendo, senza che questo significhi necessariamente parlare di una patologia.
E per chi cerca una psicologa del lavoro a Torino, il rapporto con lo stress può essere esplorato anche in relazione al ruolo, all'organizzazione, alle aspettative professionali, ai cambiamenti di carriera e alla difficoltà di disconnettersi.
Essere stressati ogni tanto fa parte della vita.
Essere sempre stressati e considerarlo inevitabile è qualcosa di diverso.
Forse non dovremmo chiederci soltanto quanto siamo capaci di sopportare.
Possiamo chiederci anche che cosa ci sta chiedendo continuamente di sopportare quella situazione.
Perché la capacità di lavorare bene non dovrebbe essere misurata dalla quantità di pressione che una persona riesce a sopportare.

