La salute mentale riguarda anche il lavoro

Parlare di salute mentale sul lavoro significa parlare di qualcosa che riguarda la quotidianità di milioni di persone, molto prima che si presenti una difficoltà evidente. Significa parlare di come lavoriamo, delle relazioni che costruiamo, del tempo che abbiamo a disposizione, del riconoscimento che riceviamo e della possibilità di sentirci parte di un ambiente nel quale possiamo svolgere il nostro lavoro senza lasciare completamente fuori dalla porta la nostra persona.

Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, un'occasione per riportare l'attenzione sul tema della salute mentale e sul modo in cui viene considerata nella società. Nel 2026 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha scelto come tema “Lived experiences heard: real voices, real change”, sottolineando l'importanza di ascoltare le persone con esperienza diretta delle difficoltà di salute mentale e di coinvolgerle nelle decisioni che riguardano servizi e politiche.

Anche il mondo del lavoro non può essere separato da questa riflessione.

Il lavoro occupa una parte significativa della nostra vita. Può offrire autonomia, relazioni, senso di appartenenza, possibilità di apprendere e di sentirsi competenti. Allo stesso tempo, determinate condizioni lavorative possono diventare fonte di pressione, isolamento, conflitto o insoddisfazione.

Questo non significa che ogni difficoltà sul lavoro sia un problema di salute mentale. Una giornata difficile rimane una giornata difficile. Un periodo di maggiore impegno non equivale automaticamente a una situazione di disagio. È importante non trasformare ogni emozione negativa in qualcosa da eliminare.

La salute mentale, infatti, non significa essere sempre sereni, motivati o soddisfatti.

Significa anche poter attraversare momenti difficili, riconoscere le proprie risorse, chiedere supporto quando necessario e vivere in contesti che non rendano costantemente più difficile il recupero e l'equilibrio.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che il lavoro può essere un fattore protettivo per la salute mentale, ma che un ambiente di lavoro negativo o caratterizzato da richieste eccessive e risorse insufficienti può avere conseguenze sulla salute e sul benessere delle persone.

Questo porta a una considerazione importante: quando parliamo di salute mentale sul lavoro, non dovremmo guardare soltanto alla persona.

Possiamo chiederci come viene organizzato il lavoro. Quanto sono sostenibili i carichi? Esiste autonomia? Le aspettative sono chiare? È possibile chiedere aiuto? Le relazioni professionali sono rispettose? Le persone vengono ascoltate? Esiste uno spazio per esprimere difficoltà senza temere immediatamente di essere considerate meno capaci?

Sono domande che appartengono alla psicologia del lavoro tanto quanto quelle relative alla motivazione, alla comunicazione o alla soddisfazione professionale.

E sono domande che diventano ancora più importanti quando pensiamo alla prevenzione.

Prevenire non significa aspettare che una persona sia completamente in difficoltà per intervenire. Può significare creare condizioni lavorative nelle quali sia più semplice riconoscere i segnali di affaticamento, parlare delle proprie esigenze e costruire relazioni professionali che permettano di affrontare i momenti complessi.

Anche il linguaggio che utilizziamo è importante.

Dire che una persona “non regge lo stress” può spostare tutta l'attenzione sull'individuo. Chiederci invece quali siano le condizioni che stanno producendo quello stress ci permette di guardare anche al contesto.

Questo non significa eliminare la responsabilità personale. Significa distribuirla correttamente.

Una persona può lavorare sulle proprie modalità di comunicazione, sui propri confini, sulla gestione del tempo o sulla capacità di riconoscere le proprie necessità. Un'organizzazione, allo stesso tempo, può interrogarsi sui carichi, sulla leadership, sulle relazioni, sulla chiarezza dei ruoli e sulle modalità con cui vengono affrontate le difficoltà.

La salute mentale sul lavoro nasce anche dall'incontro tra queste due dimensioni.

Per questo credo sia importante evitare due estremi: da una parte considerare qualsiasi difficoltà come una patologia, dall'altra pensare che tutto ciò che riguarda il benessere dipenda esclusivamente dalla capacità della persona di “gestire meglio” quello che sta vivendo.

Tra questi due estremi esiste uno spazio molto più ampio.

È lo spazio della prevenzione, dell'ascolto e della consapevolezza.

Anche un colloquio psicologico online può rappresentare, per alcune persone, un momento nel quale fermarsi e riflettere sul proprio rapporto con il lavoro, sulle difficoltà che stanno attraversando o sui cambiamenti che vorrebbero affrontare. Non necessariamente perché ci sia una patologia, ma perché a volte è utile avere uno spazio dedicato per mettere ordine.

Per chi cerca una psicologa online, questo può significare poter affrontare il tema del lavoro anche attraverso una modalità flessibile e compatibile con la propria quotidianità.

E per chi cerca una psicologa del lavoro a Torino, la prospettiva della psicologia del lavoro permette di osservare la persona anche all'interno del suo contesto professionale: il ruolo che ricopre, le relazioni, le richieste, le aspettative e il modo in cui tutto questo entra in rapporto con la vita personale.

La Giornata mondiale della salute mentale può quindi essere un'occasione per ricordare una cosa semplice: la salute mentale non appartiene soltanto agli studi clinici o ai momenti di emergenza.

Riguarda anche i luoghi nei quali trascorriamo gran parte delle nostre giornate.

E il lavoro può essere uno di questi luoghi.

Dott.ssa Giulia Bordon

Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni. Supporto le persone attraverso colloqui psicologici individuali di orientamento e benessere lavorativo, e collaboro con aziende e organizzazioni per promuovere culture del lavoro sane, valorizzazione delle risorse e benessere organizzativo.

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