Essere riconosciuti sul lavoro: perché sentirsi valorizzati conta
Ti è mai capitato di impegnarti molto in qualcosa al lavoro e avere la sensazione che nessuno se ne sia accorto? Essere riconosciuti sul lavoro non significa ricevere complimenti continuamente o avere bisogno di approvazione per ogni attività che svolgiamo. Significa poter percepire che il proprio contributo viene visto, considerato e valorizzato. E questo può avere un ruolo importante nel modo in cui viviamo la nostra esperienza professionale e il nostro benessere lavorativo. Quando parliamo di riconoscimento sul lavoro, infatti, non parliamo soltanto di premi, aumenti di stipendio o promozioni. Il riconoscimento può assumere forme molto più quotidiane: un feedback sul lavoro svolto, un ringraziamento, la possibilità di esprimere un'idea, l'affidamento di una responsabilità coerente con le proprie competenze oppure il semplice fatto che qualcuno si accorga dell'impegno che abbiamo messo in un'attività. Sono gesti apparentemente piccoli, ma possono comunicare qualcosa di importante: il proprio lavoro ha un valore e il proprio contributo viene visto.
La ricerca nell'ambito della psicologia del lavoro ha evidenziato un'associazione tra riconoscimento e benessere lavorativo. In particolare, alcuni studi hanno osservato una relazione positiva tra il riconoscimento ricevuto sul lavoro e il funzionamento psicologico positivo, considerando sia il riconoscimento proveniente dai responsabili sia quello proveniente dai colleghi. Questo ci ricorda che il riconoscimento non è necessariamente qualcosa che arriva soltanto dall'alto. Anche le relazioni tra colleghi possono contribuire a creare un ambiente nel quale le persone si sentono considerate. Essere riconosciuti, però, non significa essere sempre d'accordo con il proprio responsabile o ricevere esclusivamente feedback positivi. Un buon feedback sul lavoro può anche indicare ciò che può essere migliorato. La differenza sta nel modo in cui viene comunicato. Dire a una persona soltanto “hai fatto bene” può essere piacevole, ma dirle che cosa ha funzionato e perché rende il riconoscimento più concreto. Allo stesso modo, quando qualcosa non funziona, ricevere indicazioni chiare può aiutare a comprendere come migliorare senza trasformare il feedback in una svalutazione personale. Anche il riconoscimento economico è importante e non dovrebbe essere messo sullo stesso piano di un semplice complimento. Retribuzione, condizioni contrattuali e possibilità di crescita professionale rappresentano aspetti concreti del rapporto di lavoro. Allo stesso tempo, però, una persona può avere uno stipendio adeguato e continuare a percepire una mancanza di riconoscimento rispetto alle proprie competenze o al proprio contributo.
Le diverse forme di valorizzazione dei dipendenti rispondono infatti a bisogni differenti e possono convivere. Pensiamo, per esempio, a chi si occupa da mesi di un progetto complesso. Se quel lavoro viene dato per scontato, la persona potrebbe avere la sensazione che il proprio impegno sia invisibile. Se invece il responsabile riconosce concretamente il contributo dato e coinvolge quella persona nelle decisioni successive, il messaggio cambia. Non significa necessariamente che il lavoro diventi improvvisamente più semplice, ma cambia il modo in cui il proprio ruolo viene percepito all'interno dell'organizzazione. Il riconoscimento tra colleghi può avere un ruolo altrettanto interessante. Un “grazie per avermi aiutato”, un confronto su un lavoro svolto insieme o il riconoscimento di una competenza possono contribuire a creare relazioni professionali più collaborative. Questo non significa costruire ambienti nei quali tutti debbano continuamente confermare il valore degli altri. Significa piuttosto evitare che il contributo delle persone venga considerato invisibile o dato per scontato. C'è poi una distinzione importante tra riconoscimento e gratificazione. Essere gratificati significa ricevere qualcosa che ci fa piacere. Essere riconosciuti significa, prima di tutto, sentirsi visti per ciò che si porta nel contesto professionale. Un riconoscimento efficace è quindi specifico e collegato a qualcosa di concreto. “Grazie per il lavoro che hai fatto” è diverso da “Grazie per aver riorganizzato quel progetto: ci ha permesso di rispettare la scadenza”. Nel secondo caso la persona riceve un'informazione precisa sul valore del proprio contributo.
Dal punto di vista della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, il riconoscimento è quindi parte di una riflessione più ampia sul benessere organizzativo. Un'organizzazione non può basare il benessere esclusivamente sulla capacità dei singoli lavoratori di adattarsi o motivarsi. Anche le modalità di gestione, la qualità delle relazioni, la comunicazione e le opportunità di crescita contribuiscono a costruire l'esperienza lavorativa. E se sentiamo di non essere riconosciuti sul lavoro? Prima di concludere che “nessuno apprezza quello che faccio”, può essere utile provare a definire meglio che cosa ci manca. Abbiamo bisogno di un feedback? Di maggiore autonomia? Di vedere riconosciute le nostre competenze? Di avere maggiori possibilità di crescita? Oppure sentiamo semplicemente che il nostro impegno viene dato per scontato? Dare un nome a ciò che ci manca può essere il primo passo per capire che cosa possiamo chiedere o modificare. Questo tipo di riflessione può essere utile anche nei percorsi di orientamento professionale. Quando si lavora sulla propria esperienza professionale, infatti, non è importante chiedersi soltanto “che lavoro voglio fare?”, ma anche “in quale ambiente voglio lavorare?”, “come vorrei essere valorizzata?” e “quali condizioni mi permettono di esprimere al meglio le mie competenze?”. Sono domande che possono emergere anche durante un colloquio psicologico online orientato al lavoro o all'esplorazione del proprio percorso professionale.
Anche per chi cerca supporto a Torino, parlare di questi aspetti può diventare un'occasione per comprendere meglio il proprio rapporto con il lavoro. La psicologia del lavoro a Torino, infatti, non riguarda soltanto le aziende e le organizzazioni: riguarda anche il modo in cui le persone costruiscono, vivono e modificano il proprio percorso professionale. Essere riconosciuti sul lavoro non significa quindi avere bisogno di essere elogiati continuamente. Significa poter lavorare in un contesto nel quale il proprio contributo non sia invisibile e nel quale competenze, impegno e risultati possano trovare uno spazio di riconoscimento. Perché sentirsi valorizzati non dovrebbe essere un privilegio riservato a chi fa qualcosa di straordinario, ma una parte della qualità delle relazioni e dell'organizzazione del lavoro quotidiano. Sono Giulia Bordon, Psicologa del lavoro, e credo che parlare di lavoro significhi parlare anche delle persone che lo abitano ogni giorno: delle loro competenze, delle loro aspettative e del modo in cui vengono riconosciute.

